Moderno e Postmoderno.
Il Postmoderno  nato come uno sviluppo non previsto della
modernit. Si tratta di un movimento culturale in corso che ha
come sue caratteristiche fondamentali la disintegrazione delle
forme tradizionali e la ricerca della disarmonia e
dell'instabilit, per cui rimane ancora oggi un compito difficile
dare un'idea esauriente di che cosa esso sia.
Per il pensiero moderno la realt doveva essere razionalizzata
soprattutto attraverso l'azione dell'Uomo. Per il Postmoderno 
fondamentale la consapevolezza  che con la morte di Dio  morta
anche la possibilit di trovare un fondamento oggettivo
all'esistente. Perci sono solo gli uomini, con i loro
condizionamenti individuali, sociali, storici, a dare un valore
(positivo o negativo) a ci che li circonda. Non  pi possibile
sfuggire al soggettivismo e al relativismo.
Il nuovo compito della filosofia sar quello di insegnare all'uomo
di oggi come si possa vivere (e convivere) in un mondo senza la
Verit.
Una delle espressioni pi interessanti del Postmoderno  il
pensiero debole. Esso si presenta come rifiuto del pensiero
come dominio, cio rifiuto delle ideologie legate alla modernit.
Il pensiero debole prende atto della crisi della ragione e del
tramonto delle ideologie, accetta l'impossibilit di giungere alla
realt-in s e alla verit-in s. Ma non vuole arrivare a
conseguenze nichiliste. Un esempio  la posizione di U. Eco, che
ha partecipato con Vattimo, Rovatti ed altri all'opera collettiva
Il pensiero debole, il quale afferma: Non si tratta di uccidere
la ragione, ma di disattivare modelli razionali non pi adatti a
separare il concetto di ragione da quello di verit. La verit
rimane come frutto dell'"azione comunicativa" degli uomini
(letture 50, 51 e 52). Coerentemente Eco  diventato un esperto di
tecnica della comunicazione. Ma nella sua ultima opera Kant e
l'ornitorinco (Bompiani, Milano, 1997), egli prende le distanze
dal relativismo estremo affermando l'esistenza di uno zoccolo
duro dell'essere che resiste a qualsiasi tentativo di ridurlo a
mera interpretazione.
Nella cultura postmoderna al centro del dibattito viene posto il
problema del significante e del significativo, perch la vita, in
cui accadono gli eventi, ha un bisogno ineliminabile di
significato. La soluzione viene cercata nei vari ambiti spazio-
temporali, in cui si danno dei significati e in cui le cose e noi
acquistiamo un senso, molti sensi. Scomparsa la Verit, rimangono
quelle verit che gli ambiti di significato creano, producono,
consumano e distruggono e che il pensiero antico chiamava
opinione, doxa.
Attraverso i nuovi modi della comunicazione e le campagne di
mercato si creano sempre nuove verit e si modificano quelle
esistenti. Di qui la necessit di continue ricerche di mercato.
Il problema del dominio si  spostato dalle strutture tradizionali
ai mezzi di comunicazione, a coloro che sanno coniare
un'espressione o esprimere in una maniera adatta un punto di
vista, ai Media e a chi li possiede (come propriet intellettuale
prima ancora che come propriet economica). .
A questo risultato ha portato anche l'ermeneutica, nonostante
l'impostazione iniziale diversa. Gadamer nell'opera Verit e
metodo (1960) aveva affermato che l'azione ermeneutica era un
processo che comportava un costante avvicinamento alla verit, la
quale comunque rimaneva un presupposto irrinunciabile. In seguito
si sono accentuate le tendenze al relativismo fino a sostenere che
le interpretazioni si possono moltiplicare quanto si vuole, che il
fatto a cui esse fanno riferimento non viene mai esaurito
completamente dall'azione ermeneutica e dunque la verit rimane
irraggiungibile. L'epoca attuale della filosofia appare ormai al
filosofo americano Rorty come l'epoca dell'ermeneutica nel senso
di una filosofia che ha rinunciato ad una fondazione ultima della
verit ed ha accettato una concezione pragmatica e relativistica
della conoscenza umana e delle sue possibilit.
Ma il relativismo  sempre stato considerato teoreticamente debole
e contraddittorio, perch l'affermazione tutto  relativo
pretende di avere un valore assoluto senza che il relativista
giustifichi questa pretesa (se tutte le altre affermazioni hanno
un valore relativo, perch la sua dovrebbe pretendere di essere
l'unica di valore assoluto?). Oggi coloro che sono favorevoli al
relativismo tentano di superare questa contraddizione accettando
l'esistenza di verit limitate, valide all'interno di gruppi
particolari e di specifici momenti della storia. Si tratterebbe
non di una forma di relativismo assoluto, ma di una forma assoluta
di relativismo relativo. Sul piano teoretico per il problema
rimane non risolto.
Un altro modo di proporre il relativismo deriva dalla convinzione
che la ragione, nella sua azione critica, abbia ormai
definitivamente distrutto qualsiasi possibile base per la
rifondazione di una conoscenza con pretese epistemiche. Ma a
questo punto l'ultima (ed unica) espressione di una conoscenza con
pretese di questo tipo sarebbe appunto questa: E' assolutamente
vero che tutto  relativo. In questo modo si rientra nella
situazione precedente e la contraddizione rimane irrisolta.
In realt il motivo su cui si fonda il nuovo relativismo 
piuttosto di natura etica; e questa  una novit assoluta. Al
contrario di quanto succedeva nel passato, quando gli attacchi al
relativismo partivano proprio dall'evidenziarne i risultati
negativi sul piano dell'etica e della convivenza civile, oggi  il
relativista ad essere convinto di una sua superiorit morale nei
confronti di coloro che hanno certezze. Sta infatti crescendo la
convinzione che il relativismo teoretico, oltre ad essere
intellettualmente pi onesto, possa avere anche un risvolto
pratico positivo, in quanto favorisce la tolleranza e la
comprensione reciproca, la convivenza delle visioni del mondo,
il sistema democratico. Contemporaneamente sta diventando
un'opinione diffusa che chi crede nella Verit sia inevitabilmente
intollerante. Gli stessi Media insegnano che si deve dire: la
mia, tua, sua verit, secondo me  cos, eccetera perch ognuno
pu pretendere di possedere la sua verit (opinione) e soltanto
quella.
E a chi ricorda che Auschwitz, simbolo dell'esistenza del male nel
mondo, non ammette relativismi, si ribatte che il relativismo 
appunto la soluzione del problema. Senza assolutismi, senza
pensiero forte (le ideologie) non ci sarebbe stato neppure
Auschwitz. E il relativismo, con il rifiuto di tutte le ideologie,
si propone il compito di fare in modo che esso non si ripeta. Il
dibattito  aperto.
E' stato J. F. Lyotard (n. 1929) il primo a tentare di dare
un'immagine filosofica del Postmoderno. L'occasione gli fu data
dal governo canadese, che lo aveva incaricato di una ricerca
sociologica del sapere, che fu poi pubblicata con il titolo La
condizione postmoderna (1979). La sua tesi  che l'et postmoderna
si caratterizza per l'impossibilit della riduzione del sapere ad
un unico discorso teoretico con pretese unificatrici. Ne deriva la
necessit di accettare la pluralit irriducibile dei punti di
vista e di accontentarsi di sintesi parziali e locali.
In polemica con lo strutturalismo, che tende ad una visione
deterministica dell'agire umano di derivazione positivista,
Lyotard ritiene che l'individuo non sia mai riducibile totalmente
alla struttura. Dall'azione libera e liberante che l'individuo
produce, deriva una societ sempre pi proiettata verso il
pluralismo, la frammentazione, la concorrenza, senza possibilit
di unificazioni e gerarchizzazioni. Nell'epoca postmoderna si 
passati dalla concezione normativa della ragione ad un eclettismo
che rende sempre pi complessa e composita  questa societ, nella
quale un posto di rilievo deve essere dato all'arte in quanto atto
improvviso, creativo e quindi sovversivo (della struttura e in
definitiva della modernit). In conclusione il Postmoderno, come
ce lo presenta Lyotard,  un ambito totalmente aperto, che rifiuta
l'azione sistemica totalizzante della ragione o di ipoteche
ideologiche, etico-politiche, religiose. La perdita della totalit
spinge a cercare significati efficaci in ambiti parziali, senza
tentare di coordinare il tutto in una teoria coerente (di J. F.
Lyotard vedi la lettura 53)@#@#..i
